Gocce di dignità




Se non ti fossi voltata
ti avrei ricordata per le mani
appassite tra i rifiuti,

per il cestino colmo
di avanzi del mercato,

per il paltò logoro
di un antica sartoria.

Ma ti voltasti

e annaspando
tra sabbie mobili di vergogna
accennasti un saluto.

E io non riuscii
a distogliere lo sguardo,

non riuscii
ad evitare che piangessi

le ultime gocce di dignità.



8 commenti:

Giggino ha detto...

Quante volte ho visto anche io queste persone questa dignità che si perde per colpa di una società in cui tutti pensano a se stessi e tutto il resto è buio, ma se siamo noi i primi a chiamarci per cognome come possiamo pretendere che chi ci governa sia diverso eppure basterebbe così poco.
A rileggerti

Smeraldoneve ha detto...

Le sabbie mobili, secondo me la rivestono di un'immagine tutta particolare che hanno fatto si, a farmi percepire tutta l'intensità emozionale della poetessa nel vomitare la sua rabbia e indignazione in questa sua per farmi capire che tutto puoi perdere ma mai la dignità.
Bella lettura, grazie per averla condivisa.

refusi ha detto...

ciao Sira, non commenterò la tua poesia nel suo contesto, mi limito a dire che mi hai fatto provare un immensa tristezza. Mi hai reso partecipe di un dolore difficilmente descrivibile. Empatia, è questo che una poesia deve trasmettere, è questo lo scopo, suscitare in chi legge istanti di gioia, dolore, tristezza, malinconia disperazione o rabbia, renderli partecipi del proprio stato d'animo e della situazione quasi fossero presenti, fargli dono di un breve istante di vita. Bravissima

SPDJ ha detto...

A me questa poesia è piaciuta, anche se avrei cancellato in tutti e due i casi la frase "quelli che fai".

Irene ha detto...

Ciao Sira :-)
anche secondo me (come ha suggerito Refusi) empatia è la parola chiave di questa poesia.
Personalmente quel Se non ti fossi voltata mi ha subito presa per mano e ho visto chiaro lo sguardo delle mille persone (fossero solo mille!) costrette a barattare la dignità con un pezzo di sopravvivenza.
E a volte si preferirebbe non vederli quegli occhi e ricordare solo due mani che frugano tra i rifiuti. Per questo penso che tu abbia colto proprio il punto del nostro essere inermi, del nostro non riuscire a distogliere lo sguardo. Perché è esattamente così che alla fine ci sentiamo tutti: chi è costretto a quella vita si sente fuori dal "mondo civile" (chiamiamolo così!) chi c'è ancora dentro e guarda sente di non potere più di tanto, forse per qualcuno sì, ma non per tutti. E cosa rimane? Le sabbie mobili di cui parli sono perfette per dire quello che ci rimane: dibatterci e annaspare per cercare tutti di stare a galla, per mantenere tutti, le persone come quella che hai descritto, ma anche e soprattutto noi che ancora guardiamo, un briciolo di dignità.
Formalmente non cambierei nulla: trovo giusto che la prima strofa più narrativa sia di versi un po' più lunghi, mentre le altre più emozionali accorcino il respiro del lettore.
A rileggerti, Sira!

Mario 74 ha detto...

Trapela una sensibilità profonda espressa con gentilezza e velature discrete, mai sopra le righe, quasi sottovoce: un sussurro.

Questa è una caratteristica che noto con piacere in tutte le tue poesie, quasi a contrastare la profondità delle tematiche toccate. Ammiro questa caratteristica, credo sia come un desiderio di voler comunicare con estrema chiarezza con tutti, asini e dottori; al diavolo tutte le enigmatiche parodie di ridondanti paroloni! solo semplice esposizione di sensibilità. Mi piace.

Mi incuriosisce molto l'uso del passato remoto, lo trovo quasi in tutte le tue poesie, chissà se sei Cancro in ascendente o hai qualche segno d'acqua in evidenza nel tuo tema natale: questa visione legata ad un certo tipo di passato mi induce a pensare ad un anima che contempla e indica la realtà, ma non combatte col fuoco dell'impeto: preferisci le carezze ai graffi. Chissà.

Detto ciò confesso: mi hanno offerto una grappa.

Complimenti Sira e attendo di rileggerti presto.

andrea ha detto...

vivida constatazione dell'essere umano...commosso...brava sira, ciao, andrea

Anonimo ha detto...

Ciao Sira!
Sai già quanto io apprezzi le tue poesie, ma ora voglio farti i complimenti anche per il tuo blog che trovo veramente molto bello nelle parole e nelle immagini. Brava!
Irene(ire)Marchi