Respiri




Ci sono respiri
che soffocano i sensi

quelli che fai 
quando il travaglio
lacera dentro
e pare non aver fine.

Quelli che fai
quando abortisce
un sogno.




20 commenti:

Fabio ha detto...

Vero, certi soffocanti momenti feriscono l'anima. Bacio

Paolo ha detto...

Parole dolceamare ma come freccie che schioccano da un arco ben robusto ,un saluto

Andrea ha detto...

intensa e straziante, la vita si compone di tutto, un suo tanto non è sempre positivo...brava, ciao

Romeo ha detto...


....hai descritto l' angoscia in modo mirabile.....io ne so qualcosa....; un abbraccio, rom

Patty ha detto...

Bravissima Sira, la chiusa è sublime, degna dei versi precedenti. Un abbraccio,patty

Anna ha detto...

L'ho sentita...come un profondo respiro. Un abbraccio. Anna

Sira Fonzi ha detto...

Fabio, Paolo, Andrea,Romeo, Patty Siete sempre molto cari e i vostri commenti sono per me molto importanti. Vi ringrazio di cuore! Sira

Elisa ha detto...

Ma poi torna asoffiar la brezza, rinfresca il respiro e colora DI NUOVO I SOGNI. Bella poesia

D ha detto...

Ciao,
in generale la tua poesia mi è piaciuta. Ho trovato un po' strano lo spazio riservato al verso

quelli che fai

come se avesse importanza maggiore rispetto gli altri, mentre invece, a mio parere, non sembra.
Per il resto la trovo una poesia con la giusta musicalità, lenta e cadenzata, soprattutto grazie agli enjambement.
L'immagine della terza strofa mi colpisce molto, una lacerazione interna sospesa.

Personalmente penso che, con parole semplice e pur senza un'articolata metrica, i tuoi versi riescano a trasmettere in modo diretto e profondo un senso di inquietudine che colpisce il lettore facendogli assaporare, almeno per un attimo, il gelo del proprio respiro.

Anonimo Veneziano ha detto...

Ciao Sira, ci rincontriamo.
Inizio il mio commento sempre con l'analisi della forma delle tue poesie.
Questa volta ci vedo un Portacandela ( si dirà cosi?), ovviamente senza fiamma, la fiamma vitale, spenta probabilmente da quel leggero sospiro pieno di angoscia che distrugge tutto,toglie ogni prospettiva, di cui è permeata la tua poesia.
Questa particolare teoria del respiro, qui visto non come qualcosa che da la vita, ma bensì come un segno di liberazione, quasi un esasperato lamento dell'anima umana che cerca forzatamente di uscire dal malessere del corpo terreno, mi ricorda molto la filosofia alla base della Yoga, dove il Dio Brahmà, espirando crea i mondi;poi trattenendo il respiro li tiene in vita ; infine, inspirando, li richiama a sé e li distrugge.
Inutile farti i complimenti, perchè ormai posso definirmi un tuo ammiratore. A rileggerti!
Anonino

Laura ha detto...

Brava sira, hai reso il senso pieno pur nella sua brevità.

Laura Capone Editore ha detto...

É la prima volta che leggo sira. Se la sua ispirazione attuale ha la tematica che si evince dalla presente, una silloge dedicata avrebbe un suo bel dire sul mercato (vi ricordo l'esordio della Fallaci). Il mio doppio ruolo aziendale di editor e pubblisher mi fa individuare il connubio tra talento e trategia di marketing.

Refusi ha detto...

Ciao Sira, molto bella e triste, come sono tutti i tuoi componimenti, o meglio quelli che stai pubblicando in questi ultimi giorni, e che a mio modo di vedere fanno comunque riferimento sempre alla medesima situazione, al medesimo dolore.

Irene ha detto...

Arrieccomi Sira, (tanto rumore per nulla ):
molto bella anche questa tua poesia, intensa come sempre; mi piace molto il fatto che ti rivolga col tu al lettore, coinvolgendo tutti e dando in questo modo un respiro (!) più ampio al brano rispetto a quello che avrebbe avuto se tu avessi usato la prima persona; è la fotografia di un attimo (lungo) di dolore per il fallimento di un sogno, dolore che rende quasi insensibili: dal punto di vista lessicale e del significato non c’è nulla di troppo e c’è tutto quello che serve per essere incisiva; mi sono solo permessa di riscriverla (ma più per mio divertimento che per farne un consiglio per la tua poesia, cioè come mio esercizio) creando l’enjambement forte tra quelli e che fai per far rimanere quasi senza respiro chi legge e quindi dare più rilievo anche metrico a questi respiri difficili:
Ci sono respiri
che soffocano i sensi, quelli
che fai
quando il travaglio
lacera dentro
e pare non avere fine. Quelli
che fai,
quando abortisce un sogno.

(forse avrei osato anche un Ti davanti a lacera dentro). Grazie, poesia bella e soprattutto compresa perché vissuta. Ciao, a presto! ;-)

Mal ha detto...

Dunque, non è bellissima forse (non so, non capisco, non me ne intendo) ma sicuramente è molto forte.
Davvero saggia la scelta di usare il verbo "abortire", che è molto evocativo.
Pur non colpendomi esageratamente mi lascia dentro un senso di vuoto, di angoscia protratta... credo che sia quello che volevi trasmettere.

Che dire, è la prima volta che ti leggo, magari leggendoti altre volte capirò meglio anche quest'opera.
Tutto sommato, è una bella poesia, riesce nel suo intento.

Simoanila ha detto...

Ciao Siria :-)
Mi piace l'evoluzione drl riferimento al soggetto nelle due strofe alternate (quelli che fai) rende la tua poesia (di facile interpretazione) eclettica a tutti i livelli.
Praticamente così dai sempre lo stesso messaggio (perdita sconfitta)
Ma universalizzi la forbice dei destinatari.
Tutti possono immedesimarsi.
Complimenti, non è mai facile scrivere così, al cuore di tutti.
Quando ci riusciamo regaliamo compagnia, comprensione, consolazione.
Brava davvero.

Mery ha detto...

complimenti la sento molto vera questa poesia forse perché li ho vissuti tutti quei respiri nella mia vita...per me è profonda e prende..poche parole come per emanare un respiro...

Maria ha detto...

Versi originali! (Maria Fiorella Corazza)

wd ha detto...

Il cuore del componimento. È il travaglio il protagonista, il dolore lacerante. L'uso di "travaglio" è azzeccato perché rende perfettamente l'idea del dolore fisico, interiore, insopportabile. Il travaglio, inoltre, è un dolore particolare, che accompagna un atto d'amore (il parto), un evento di gioia, e per questo nasconde una natura duplice.
Forse "dentro" lo taglierei (sempre cosa soggettiva, dovuta solo alla metrica) perché non aggiunge nulla al significato.
 
 
Quelli che fai
quando abortisce un sogno.
Chiusa di grande effetto. 
"Abortisce" si richiama al travaglio di sopra, una sapiente contrapposizione tra il parto (la vita) e l'aborto (la morte).
Lascia interpretazione libera e profonda al lettore. Ma lascia anche il senso di sconfitta che la morte di un sogno accompagna.
 
Componimento ermetico ma semplice, molto bello. Complimenti.

Ljuset ha detto...

Terribile lotti con le unghie e con i denti per una relazione che alla fine non resiste al confronto con i problemi quotidiani.
 
Per fortuna è solo una poesia.
 
Ljuset
Sognatore

Per l'atmosfera, mi ha fatto venire in mente la canzone di Antonio Carlos Jobim   "How insensitive".
 
How insensitive / I must have seemed / When she told me that she loved me / How unmoved and cold / I must have seemed / When she told me so sincerely

Why she must have asked / Did I just turn and stare in icy silence / What was I to say / What can you say / When a love affair is over

Now she's gone away / And I'm alone / With a memory of her last look / Vague and drawn and sad / I see it still / All her heartbreak in that last look / How she must have asked / Could I just turn and stare in icy silence / What was I to do / What can one do / When a love affair is over
 
 
Mi piace il tuo ermetismo. A rileggerti.