Le mie miserie






Un altro giro, oste,
un altro giro di giostra!

Voglio volare più in alto
vedere le mie miserie 
confondersi con i campi arati

con i treni che bucano l’aria 
mentre fieri sfrecciano 
verso il sole

prima di affogare 
quel che resta di me.



10 commenti:

Paolo ha detto...

Come un esame di coscienza ,voglio vedere le mie miserie e per fa' cio' devo volare piu' in alto ,bel testo , anche se ribadisco sempre che l'interpretazione e' sempre personale e libera e pio' condurre all'errore.un saluto

Fabio ha detto...

toccante questa Poesia, mi permetto ... semplicemente un Bacio

Gianni ha detto...

molto bella. brava.

Irene ha detto...

Sira, mi piace moltissimo! Quello che più mi è piaciuto è la parte in cui viene espresso il desiderio di vedere da lontano i propri dolori, di vederli per una volta piccoli e di confonderli col resto del mondo e poi, nella chiusa, il desiderio di "dimenticarsi" anche solo per poco in questo giro di giostra del bicchiere...poesia che dà un forte senso di disillusione quasi disperata; bella! Ciao, a presto!

Giggino ha detto...

Mi piace questa voglia di ubriachezza che a volte fa uscire quanto di più segreto e misterioso c'è in noi, capita anche a me, come un volare alto sopra le apparenze, e tu con pochi versi lo hai fatto sentire.
Sulla forma avrei, di importante solo un consiglio, per il mio personale gusto nelle chiuse, lascerei solo:


Un altro giro,
oste,
un altro giro di giostra!

Voglio volare più in alto.
Voglio vedere le mie miserie
confondersi con i campi arati,
con i treni che bucano l’aria,
mentre fieri sfrecciano
verso il sole.


e affogare
quel che resta di me.

lean ha detto...

Ciao Sira, gran bella poesia! Io non sono un'esperta, anzi tutt'altro ma, per mio gusto, la lascerei esattamente così

Anonimo Veneziano ha detto...

Ciao Sira,
Io non sono un esperto, anzi non sono nulla. Ma la tua poesia mi ha colpito.
Innanzitutto la forma, molto futurista, le parole che creano un'immagine! In questo caso un vaso vuoto,un triste vaso senza fiori, senza speranza. Ma ci si può vedere anche una brocca, un calice di vino.
In secondo luogo mi affascina questa evasione dal proprio corpo fisico, la proiezione della coscienza oltre i confini corporei per vedere con occhio critico e oggettivo i tuoi stessi limiti, le tue stesse miserie che ti rendono legate alla triste realtà. Un richiamo al famoso "Trasumanare" Dantesco, però tutto reale, tutto corporeo, tutto vero, ciò che lui cercava in Beatrice per evadere dal suo corpo terrestre e arrivare finalmente in Paradiso, qui viene sconvolto, qui non c'è una donna salvatrice, ma c'è l'oste, non c'è una lode ad Apollo, ma un ode a Bacco, un trasumanare dei giorni nostri, un trasumanare non per essere salvati, ma per riuscire ad affogare quel poco che rimane di noi fuori dal nostro mondo, fuori dalle concezioni che ci rendono legati alla nostra condizione...per affogare tra le nuvole. Complimenti

Elisa ha detto...

Profonda e bella

Lover ha detto...

Bella poesia, Sira, complimenti!
Breve, sintetica e diretta all'obiettivo.
Pochi versi ma intensi rendono molto bene ciò che hai dentro e permettono di coglierne l'empatia.
Brava.

Anna Celi ha detto...

Mi piace il tono confessionale, diretto, senza veli. Anna