Figlio






Gli occhi di rugiada
brinano il parco adorno
e lo stupore amaro
impregna i glicini intorno.

Vola via il palloncino
e il sorriso tuo di neve,
svaniscono d'incanto
nel cielo d'iris e miele.

Mentre invento facce buffe
intenso un brivido scroscia,
un pensiero prepotente
si insinua e non mi lascia.

Chi mai vorrà
se non potessi un giorno io,
cancellar dal volto tuo
la delusione di un addio?




10 commenti:

Marinella ha detto...

india 43

questa tua lirica toccante dimostra pienamente che si e' madri x sempre ma a un certo punto si diventa solo spettatori impotenti nella vita dei figli marinella

Fabio ha detto...

Fabio Galletti Cacciari

Così dolce e piena d'affetto, stringimi la mano Amica mia. FIVE

Gpaolocci ha detto...

prima ti faccio l'applausone con groppo sulla gola per la profondita' dei sentimenti , bisogna essere pronti per i distacchi sono previsti da madre natura e resteranno sempre nostri figli,un salutone

Arlette ha detto...


Se riusciamo a far sentire loro che ci siamo, i palloncini andranno via lasciando solo un breve sconforto. Bei versi. Arlette

Visegrip ha detto...

La mia sintesi è: come tramutare una sciagura infantile in un momento di forte connessione emotiva tra due persone.
La scena è ben delineata e vivida nella mia mente. Rare sono le cose che credo frustrino un bambino quanto vedere il proprio palloncino volar via, allontanarsi e rimpicciolire lentamente, senza alcuna possibilità di poterlo riacciuffare né ritrovare. Frustrazione e senso di abbandono al massimo grado. Emozioni scaturite all'improvviso ma che durano ben più del tempo in cui il palloncino rimane visibile.
Alcune espressioni non sono nel mio vissuto, tipo "sorriso di neve" e "cielo di miele" (=giallo/arancione?), ma accolgo l'apertura a nuove visioni.
Il "fumo" mi disturba. Forse perché automaticamente lo associo a tabacco e canne. Ma è una mia proiezione.
Il glicine in tempo di brina. Ehm...
Ortografia, grammatica e sintassi OK. Niente abusi di licenze poetiche.
Ho notato in tre strofe su quattro che la rima ti riesce, non nella seconda (neve-miele).

Al piacere di rileggerti.

Gid ha detto...

Mi lancio anch'io a testa bassa, per la prima volta, nel commentare una poesia. Probabilmente dirò qualche stupidaggine ma, Sira, porta pazienza.

In generale mi è piaciuta, la tua poesia. Per gusto personale preferisco le poesie senza rima (perché "l'effetto filastrocca" è sempre in agguato), ma nel tuo caso le rime e le assonanze usate danno un buon ritmo senza essere invadenti.

Ho apprezzato particolarmente alcune metafore visive, come "occhi di rugiada" per indicare gli occhi lucidi di lacrime, o "cielo d'iris e miele", che descrive benissimo quel misto di colori del cielo al tramonto (o all'alba). Scelte suggestive e semplici allo stesso tempo. Brava.

Lover ha detto...

Carina, molto piacevole.
Sia la prima che la seconda versione hanno una buona impostazione e i suggerimenti che ti hanno dato mi sembrano corretti.
Nella seconda manca ancora qualcosina.

Vola via il palloncino
e il sorriso tuo di neve
svaniscono d'incanto
nel cielo d'iris e miele

Dopo "neve" sarebbe indicata una virgola per stabilire una separazione tra i verbi "vola" e "svaniscono" che si riferiscono entrambi agli stessi soggetti.

Chi mai sarà
se non potessi un giorno io
a cancellar dal volto tuo
la delusione di un addio?

Anche qui, dopo "sarà" e dopo "io" ci vorrebbero le virgole. Incasellare la frase "se non potessi un giorno io" all'interno delle virgole può dare maggior risalto al dilemma che si pone l'autrice.
In sostanza, non sta tutta lì la paura dell'autrice? Se lei non riuscisse un giorno ad alleviare il dolore del figlio, chi mai potrebbe farlo al suo posto?

Bella composizione, complimenti.

Visegrip ha detto...

Mi piace osservare il mutare della tua poesia come la creta foggiata con lievi tocchi dallo scultore

Anonimo ha detto...

La mia sintesi è: come tramutare una sciagura infantile in un momento di forte connessione emotiva tra due persone.
La scena è ben delineata e vivida nella mia mente. Rare sono le cose che credo frustrino un bambino quanto vedere il proprio palloncino volar via, allontanarsi e rimpicciolire lentamente, senza alcuna possibilità di poterlo riacciuffare né ritrovare. Frustrazione e senso di abbandono al massimo grado. Emozioni scaturite all'improvviso ma che durano ben più del tempo in cui il palloncino rimane visibile.
Alcune espressioni non sono nel mio vissuto, tipo "sorriso di neve" e "cielo di miele" (=giallo/arancione?), ma accolgo l'apertura a nuove visioni.
Il "fumo" mi disturba. Forse perché automaticamente lo associo a tabacco e canne. Ma è una mia proiezione.
Il glicine in tempo di brina. Ehm...
Ortografia, grammatica e sintassi OK. Niente abusi di licenze poetiche.
Ho notato in tre strofe su quattro che la rima ti riesce, non nella seconda (neve-miele).

Al piacere di rileggerti.

P.S.
E' dai tempi delle superiori che non leggo liriche, se non testi di canzoni o libretti di opere.
Ed è la prima volta che mi cimento nel commentare una poesia. Sono un meccanico e indosso occhiali da saldatore, porta pazienza.

Elisa ha detto...

I figli non sono nostri,noi possiamo dare rifugio al loro corpo, m al'anima viene rapita da un amore---- Brava