Tu, nonno



Asole slabbrate
i tuoi occhi,
di un opaco sordo 
che si fa specchio
quando di lei, 
acqua di fonte,
incontri lo sguardo.

E la desueta ninnananna
è melodioso canto
per lei
che nulla sa del tempo
dell’oblio 
dell’imperituro amore. 


7 commenti:

Marinella ha detto...

Dolce e vera , bellissima come sempre marinella

Andrea ha detto...

Bella...un ritratto puntiglioso e una riflessione d'un rapporto apparentemente chiuso che dovrebbe aprirsi alla comprensione vera dell'importanza di quell'affetto così taciuto...brava, ciao, andrea

Gpaolocci ha detto...

Dolce ritratto di un nonno,applauso per te clap clap clap

Johnny P ha detto...

Inviato 15 luglio ·
On ‎14‎/‎07‎/‎2017 at 00:42,

Ciao Sira, bellissima poesia.   
Ti leggo spesso, però purtroppo ho poco tempo per i commenti ultimamente, ma commentare questa poesia è un dovere. Hai uno stile particolare, ammetto di non essere riuscito a decifrarlo del tutto: abbini termini desueti (è proprio il caso di dirlo) a parole più trite, i versi sono talvolta prosaici, talvolta musicali. Credo tu scriva da molto, perché si vede che comunque una tua cifra l'hai trovata. Direi che anche l'abbondanza della tua produzione è testimone di ciò. 
Inizi col descrivere in maniera originale questi benedetti occhi (a quanto pare sono la parte più significativa del corpo per poeti, medici, imprenditori, preti e papponi), e dall'opacità del loro consueto essere traiamo il senso di vecchiaia e di stanchezza di quest'uomo, ma anche la luminosità e la ritrovata energia e bellezza nel vedere gli occhi di Lei. Questa lei non è dato saperci se sia la figlia, la nipote o la moglie (è vero che la poesia si intitola "Nonno", ma questo non implica che necessariamente sia la nipote a parlare del suo rapporto col nonno, ci dice semplicemente che stai descrivendo un nonno); fra le tre interpretazioni è facile propendere per la seconda, visto che poi parli di "ninnananna" e del fatto che lei non sappia nulla del tempo e dell'oblio, tuttavia anche la romantica interpretazione della moglie è praticabile: la ninnananna è desueta, quindi non necessariamente deve essere per una bambina, e il fatto che la donna non sappia nulla del tempo potrebbe semplicemente essere dovuto al fatto che agli occhi del nonno la moglie è giovane sempre, a causa di quell' "Imperituro amore". 
Nel complesso una poesia molto ben scritta, armoniosa nella composizione, aperta e interessante. Talvolta quando scrivi si sente quel passaggio dal prosaico al poetico, qui invece conduci tutto senza scossoni, come lungo una curva lenta. Non comprendo molto il senso della "e" a inizio della seconda strofa, magari potresti semplicemente aggiustare un minimo la punteggiatura per sistemare il tutto senza cambiare le parole. Comunque, ripeto, la poesia è scritta molto bene, diciamo pure che cercavo il pelo nell'uovo. Complimenti ancora, mi è piaciuta molto.
 
Un saluto,
Johnny P.
 

Sira Fonzi ha detto...

Ciao @Johnny P,
Innanzitutto ti ringrazio per aver cercato di decifrare il mio stile che, sinceramente, non conosco bene nemmeno io. Scrivo da molti anni, ma mi piace sperimentare e non precludermi nulla (nemmeno le parole trite e desuete, se mi ispirano...) Ho molta strada da fare, ma sento di essere nel posto giusto. Ho scritto questa poesia pensando al rapporto tra anziano e adulto e tra anziano e bambino.
Nel primo caso, lo scambio d’amore è condizionato e, a volte, addirittura annientato da una molteplice quantità di fattori; nel secondo, invece, è libero da qualsiasi influenza: amore allo stato puro.
Il bimbo non sa che la ninnananna cantata dal nonno è una vecchia filastrocca che non canta più nessuno, per lui è un canto melodioso sulle note del quale addormentarsi.
Ho pensato anche ai tanti uomini che, dopo essere stati padri, si sono ritrovati “orfani” e che, grazie ai nipoti, sono tornati a vivere.
Ti ringrazio davvero molto per esserci, anche se silenziosamente.
Alla prossima,Sira
 

Anglares ha detto...

Inviato 14 luglio ·
Ciao @Sira
Rinnovi ancora il mio stupore. Oggi ho letto la tua poesia più volte e mi sono trovato a dirmi "fa paura per quanto è bella".
La capacità di non esaurirsi di questi versi è sorprendente.  
Provo a farne un commento costruttivo, ti dico subito che non ho modifiche da proporti. Ti offro una mia analisi come strumento per darti una lettura con cui confrontarti, come spesso faccio.

I primi due versi offrono un'immagine che è un lampo, non si mette a fuoco, acceca. Anche se non è lo stesso terreno, quel lampo mi ha fatto pensare alla metafisica del linguaggio di Savinio. Perché ha la forza di destabilizzare e di rendere, cose solitamente non in relazione, come legate da una magia indissolubile.
Sensazioni sonore e visive si fanno un unico significato, arricchendo la complessità del quadro.

Occhi che si fanno specchio di un'acqua di fonte, (dunque un altro potenziale specchio): due specchi che si osservano.
Da quello sguardo estatico scaturisce il meraviglioso canto. Già quest'ultima parola evoca il suono della sensazione che avvolge lo sguardo: l'incanto. Questa è la condizione in cui viene detta la ninnananna. Recitata a quell'acqua di fonte che rapisce il suo sguardo. Acqua dunque appena sgorgata, tanto che:
Non avendo vissuto molto, non conosce il valore del tempo e il senso dell'eternità. Ne quell'amore che dischiude lo sguardo in asole slabbrate e che le è difronte nello sguardo di specchi.
Lei ovviamente è colei che lo rende nonno, la nipote. Guardata con tenerezza, emozione e amore durante la coccola di una ninnananna.
La trama emotiva di questo sguardo è sviscerata e resa in tutta la sua vitalità. L'autenticità delle parole da te scelte ci offre la verità di un'emozione.
Riesci a spezzare i legami di significato che rendono consuetudinaria una situazione scoprendone la meraviglia nascosta.
Questo risultato è ottenuto con costruzioni sensoriali e concettuali che sorprendono le aspettative, rapportandosi tra loro in dei livelli nuovi, che sorgono nei versi della poesia.
È sempre un piacere leggerti.
Alla prossima, Anglares

Rica ha detto...

Inviato 17 luglio ·
Ciao carissima @Sira  
Non posso che scusarmi, prima di tutto, per la mia incompetenza. Mi piacerebbe avere un confronto più proficuo sui tuoi testi con te, ma non sono brava.
Quello che dico mi viene dalla pancia, ok? Motivo per cui, non ho letto chi mi precede.  
Una poesia le cui vibrazioni riecheggiano irrefrenabili, un testo che sembra continuare oltre l'ultimo verso.
On ‎14‎/‎07‎/‎2017 at 00:42, Sira ha detto:
Asole slabbrate
i tuoi occhi,
di un opaco sordo
questo mi strugge... vedo l'immagine, sento il suono, e conosco il nonno
On ‎14‎/‎07‎/‎2017 at 00:42, Sira ha detto:
E la desueta ninnananna 
è melodioso canto
per lei
che nulla sa del tempo
dell’oblio
dell’imperituro amore. 
questo mi consegna la nipote, i suoi pochi anni e la sua relazione con quella ninna nanna che il nonno le canta e la incanta. Oltre la realtà della fine forse prossima, in quelle cataratte anziane.  
Come tu hai incantato me. Rica
 


Inviato 17 luglio ·
@Rica Ma che bella sorpresa!  
On ‎17‎/‎07‎/‎2017 at 16:25, Rica ha detto:
Non posso che scusarmi, prima di tutto, per la mia incompetenza
Nella tua prosa c'è molta più poesia di quanto tu possa immaginare e seppure le due forme di espressione siano diverse,
il tuo stile lo sento molto vicino al mio mondo.
On ‎17‎/‎07‎/‎2017 at 16:25, Rica ha detto:
Mi piacerebbe avere un confronto più proficuo sui tuoi testi con te, ma non sono brava
Ma non è vero! Non dobbiamo mica parlare di metrica, ritmo e figure retoriche...o magari si, ma solo se ti va.  
Sono felice che ti sia piaciuta e soprattutto che tu sia passata di qua.
Grazie cara!
Sira