Tra le rughe del tempo







Ci sono odori che vivono
tra le rughe del tempo.  

A volte tornano
ma quando arrivano
rimangono per poco 

giusto il tempo 
di fermare il mondo. 






Attraversami ora





Le sponde hai ormai eroso 
scorrendo in me incessante. 

Attraversami ora 
come fiume in piena
e inondami di te. 

Deboli sono gli argini. 






E parli, parli, parli...





E tu
parli, parli, parli...
pioggia battente
sui fiori del vento.

Se solo ascoltassi
degli anemoni il canto
e calda serra
divenisse il tuo abbraccio.

Ma tu
parli, parli, parli...




In punta d'animo






C'è un  tempo in cui
si è troppo giovani
per nutrirsi di ricordi
e troppo adulti
per vivere di soli sogni.

E' il tempo
in cui imprimere un segno 
del nostro passaggio, 
indelebile e unico, 
pur se percorso
 in punta d'animo. 




Assenti




Assenti,  in un presente orfano di passione,
teatro di una metamorfosi annunciata.

Spettatori increduli di un amore
 che ansimante, non arriverà a domani.

Eppure. allora, era per sempre.



Gocce di dignità




Se non ti fossi voltata
ti avrei ricordata per le mani
appassite tra i rifiuti,

per il cestino colmo
di avanzi del mercato,

per il paltò logoro
di un antica sartoria.

Ma ti voltasti

e annaspando
tra sabbie mobili di vergogna
accennasti un saluto.

E io non riuscii
a distogliere lo sguardo,

non riuscii
ad evitare che piangessi

le ultime gocce di dignità.



L'avamposto



C'è un posto
dove il frinire dei grilli
è il solo canto.

Dove il sole
rammenda i sorrisi
in cui si annida l’oblio

e la frusta del tempo
scolpisce solchi
che non feriscono.

Quell’avamposto
lo conoscono bene gli angeli.
Ci volano basso sopra
e aspettano.








Respiri




Ci sono respiri
che soffocano i sensi

quelli che fai 
quando il travaglio
lacera dentro
e pare non aver fine.

Quelli che fai
quando abortisce
un sogno.




Le mie miserie






Un altro giro, oste,
un altro giro di giostra!

Voglio volare più in alto
vedere le mie miserie 
confondersi con i campi arati

con i treni che bucano l’aria 
mentre fieri sfrecciano 
verso il sole

prima di affogare 
quel che resta di me.



Lungo i margini dei sensi






Ci separammo
ancor prima di unirci

non ci fu luogo
in cui non ripensammo
al frutto del peccato.

Non ci fu peccato
che facemmo mai
in nessun altro luogo.

 Noi, ai margini dei sensi,
solo in compagnia
delle nostre coscienze.






Figlio






Gli occhi di rugiada
brinano il parco adorno
e lo stupore amaro
impregna i glicini intorno.

Vola via il palloncino
e il sorriso tuo di neve,
svaniscono d'incanto
nel cielo d'iris e miele.

Mentre invento facce buffe
intenso un brivido scroscia,
un pensiero prepotente
si insinua e non mi lascia.

Chi mai vorrà
se non potessi un giorno io,
cancellar dal volto tuo
la delusione di un addio?




Profumo di libertà




Intrigante si insinua tra sbarre 
di ruggine e abbandono.

 Su pareti di fumo si arrampica lento
e mi lascio impregnare,

 come se
 quel giorno non fu mai, 
come se
 mai sporcai le mani mie
e mai lasciai vuote le tue.



La sindone del cuore




Lo disperdesti là

nel sepolcro del tempo, nel fango,
tra le pieghe di un pomeriggio stanco
mentre cercavi un senso
tra odori vergini di un corpo acerbo.

Lo ritrovasti impresso
sulla sindone del cuore,
l'ultimo giorno
 di una vita senza amore.

Ladro



E poi
arrivasti tu
a trafugare le mie paure. 

Ladro...
a soqquadro 
mettesti i sensi
e furtivo 
mi rubasti l’anima.





Eutanasia




Cosa ci fai tra le rovine
di quell'amore? 

Infranta è la teca
depredato l’incanto. 

Non indugiare
abbandona lo scempio. 

Tra le mine e le viole
traverserai campi arati
a nuova,
e tenue luce, seminati.




.

Tu, nonno



Asole slabbrate
i tuoi occhi,
di un opaco sordo 
che si fa specchio
quando di lei, 
acqua di fonte,
incontri lo sguardo.

E la desueta ninnananna
è melodioso canto
per lei
che nulla sa del tempo
dell’oblio 
dell’imperituro amore. 


Per sempre




Non durò che una sola primavera
eppure vide l’alba di ogni suo giorno.

E all’anima avvinghiato,
in una sera purpurea di mezza luna,
con lei tramontò.



Polline eterno




Quando dal mio giardino 
l’ultimo fiore coglierò,
fa che polline eterno,
verso il mio spazio infinito, 
il tuo gentil respiro 
sospinga. 



Ospizi





Penisole fantasma 
 di bramose attese
tracimanti, 
mete obliate
di turisti distratti. 

Languiscono là,
su qui lembi di vita,
 carcasse d'anime 
  divorate dai ricordi.

Là, dove anche il sole è celato
in un'eclissi d’eterno novilunio. 




Ritrovai l'estate




Al calar della bruma
rapisti l’anima mia, 
di note sparse
creasti sinfonia,
di parole mai dette 
poesia. 

E ritrovai l’estate
tra le pareti affrescate
per me lungo la via 



Il Poeta




Il poeta
non guarda, osserva,
non ode, ascolta,
non tocca, esplora.

Ad acquerello e lacrime
il mal di vivere dipinge,

e per la vita canta l’amore
tra i vicoli del mondo
dove non batte il sole. 










Verso il nido











 Un canto di morte
ingannò la preda
e la noia esplose
dall’arma lucente.

 Il piombo squarciò
il petto suo di neve e
su filari di granturco
gli occhi miei
 di piume e sangue
si chiusero sgomenti


Intreccio

                      


Nelle ore illuni della notte
leggiadro mi culla
il pensiero di te 
e mi cinge in un intreccio
che annoda stretto
il cuore all'anima.




L'addio







Poche parole, fredde,
ed implose l’addio.
Un boato risuonò
nella campagna silente
e brandelli di noi,
come cenere lavica piovvero,
sui campi rossi di papaveri in amore.



La valle dei colori




T’immagino assorto
rimirare la valle vestita d’aurora 
che seducente attende l’alba
per denudarsi ancora.

(Dedicata all'amico Pino Ruscitti)