Il tuo volo (A mio Padre)


               

Non ero lì
quando il respiro
divenne vento
e la tua anima
polline nuovo.

Non saprò mai
se ti accorgesti  
di esser solo
prima del buio
prima del volo.

Non saprò mai
se cercasti
un volto amato 
quando arrivai
eri già passato.





11 commenti:

Sira Fonzi ha detto...

verdefronda
Molto bella
il 21/12/2013 alle 08:21

arlette
Neppure io con mia madre , ma ci siamo ora, con la mente...e ci saremo in futuro. Ci sentiranno.
il 21/12/2013 alle 16:51

Sir Morris
Visione di una dedica: bellissima!
il 21/12/2013 alle 19:12

csim
Molto toccante ed esteticamente sobria. Complimenti!
il 21/12/2013 alle 23:37

india 43
splendida dedica toccante marinella
il 22/12/2013 alle 11:41

ancientdreams
Versi traboccanti di lirica pura. Quando il lutto è elaborato correttamente può portare a questi risultati. Però... che pegno pesante da pagare!
il 30/12/2013 alle 19:34

Queffe ha detto...

Queffe ha detto...
Trovo un sottinteso consolatorio, che mi piace ma al quale non so se riesco a credere davvero.
Perdonami ma la poesia serve prima di tutto per guardarsi dentro. Sia all'autore che a chi, leggendola, la "sente".

Il sottinteso è:
"Non ero lì [QUINDI] non saprò mai".
Ergo: se fossi stata lì ora saprei.

Possiamo davvero "sapere"?
No, io non lo credo.
Ma mi piace. Mi piace vedere che dal dolore e dal rimpianto può emergere la speranza. Forse non è nemmeno la tua intenzione ma leggendo questi versi voglio lasciarmi pervadere dalla tenue illusione di quel "quindi", non detto eppure così forte.

La concisione è molto efficace. L'intensità è davvero notevole. Principalmente grazie al fatto che si percepisce una morte biologica che però è addoclita dall'amore, pur nella consapevolezza della sua incombenza e inevitabilità.
Amore e Morte: infinite volte protagonisti nei componimenti poetici ma che qui lo sono protagonisti senza venir nemmeno nominati. Da cantare quindi con attenzione, per non scadere nel banale o nel già sentito. Per me in questo senso sei stata brava.

Ogni gruppo di versi inizia con una negazione che è qualcosa che manca a te (Non ero lì / Non saprò mai) mentre termina rappresentando una certezza:
il tuo respiro divenne vento e la tua anima polline nuovo...
prima del buio, prima del volo...
eri già Passato...

Non usi minimamente il dubitativo che, pure, ci sarebbe stato: anche un solo "forse" avrebbe incrinato qualsiasi sicurezza.
Invece la speranza per chi non c'è più e che è riposta in quel Passaggio è rappresentata in modo così intenso da diventare innegabile.
Forse il polline è così nuovo, forse quel volo è così inimmaginabile per noi, certamente ciò che c'è oltre quella soglia di Passaggio è così inconoscibile da permetterci anche di credere che chi ci cercò in quell'istante ora ci potrebbe pure aver perdonato il nostro non essere stati lì.

Ricdil ha detto...

Ricdil ha detto...
Una poesia breve ma incredibilmente intensa, si coglie un estremo rimpianto di quelli che non ti abbandonano mai. Il primo verso "Non ero lì" sembra essere un'accusa a se stessi o comunque un rimprovero La seconda strofa mi risulta difficile da capire, forse il "solo" che c'è forse intende: non con persone care. La terza strofa è una chiusa veramente eccellente unica cosa per me incomprensibile quel Passato con la maiuscola. Sicuramente ha un senso ma non lo riesco a cogliere. Io ho vissuto un'esperienza simile e il pensiero di non essere stato lì non mi abbandonerà mai e proprio per questo la trovo una poesia decisamente perfetta anche per esprimere i miei sentimenti. Hai saputo evocare immagini molto belle come nella prima strofa con il respiro che diventa vento e l'anima polline nuovo. Veramente ben fatta complimenti.

01 maggio 2014 13:58

Millika ha detto...

Millika ha detto...
Ciao Sira, molto belle le immagini da te evocate in questa poesia, anche se ovviamente qui si parla di qualcosa di molto triste. Forse un/a figlio/a che parla ad un padre che non ha potuto conoscere, perchè morto, probabilmente in guerra, prima ancora che sapesse del suo arrivo. Io ho pensato alla guerra per via di questi versi:
Non ero lì
quando il tuo respiro divenne vento
e la tua anima polline nuovo.
Non saprò mai
se ti accorgesti di essere solo
prima del buio, prima del volo.
Richiamano alla mia mente la condizione di Piero nella famosa canzone ''La guerra di Piero'' di De Andrè.
Non so se la mia interpretazione sia giusta, ma questa è stata la mia percezione.
Ad ogni modo, mi è piaciuta per la semplicità con cui hai saputo imprimere tutta l'intensità di un desiderio e di un rimpianto.
A rileggerti.

01 maggio 2014 13:57

Madscentist ha detto...

MadScentist ha detto...
Una poesia molto forte e commuovente che riesce a colpire il lettore nei sentimenti grazie anche all'ottimo uso che hai fatto sia delle parole sia delle immagini.
Oltre ciò si sente anche da parte del poeta il dolore per non essere riuscito a stare con lui nei suoi ultimi momenti.
Un'altra cosa che ho apprezzato molto è la semplicità con cui hai scritto la poesia.
Hai fatto veramente un ottimo lavoro. Bravissima!

01 maggio 2014 13:56

Enrikus ha detto...

Eh... forse bisogna essere genitori per "sentirla" a pieno? Forse no, non so. Gran bella poesia Sira. Piuttosto semplice ( nel senso che è estremamente chiara) senza ricerca di paroloni o figure difficili da visualizzare. Non ho nulla da segnalarti per quanto riguarda lo stile, in quanto non sono un poeta né tantomeno m'intendo di metrica.

Solo quel "ode" riferito al rumore del cuore che batte, a parere mio stride con lo stile semplice e fluido che hai usato nel resto del testo. Capisco che "sente" sarebbe stato piuttosto brutto, sicuramente peggiore, quindi non so neanche dirti se hai fatto male a metterlo. Dico soltanto che stona in mezzo al resto, perché l'ho notato subito.

Le interpretazioni possibili sono innumerevoli ovviamente. Potrebbe trattarsi di una donna che resta improvvisamente sola, di un marito che muore, o, potrebbe trattarsi di una donna che sente straziante in fondo al cuore il dolore dei figli che vanno per la loro strada.

Qualunque sia, ottimo lavoro Sira. Bella poesia.

Lover ha detto...

Ho appena commentato un'altra tua poesia dedicata a tuo padre, anch'essa bella ma non come questa.
In questa si sente la sofferenza, la tua sofferenza, quel dolore che ti porti dentro, il rammarico per non essere stata lì mentre il respiro di tuo padre diveniva vento e la sua anima polline nuovo.
Quel dubbio che ti tormenta riguardo ai suoi ultimi istanti, alla possibilità che egli si sia accorto di essere solo, tra estranei e non con te, sua figlia, non potrà mai essere svelato, non potrai mai saperlo ma puoi essere certa di altro, invece.
L'amore che gli volevi e la sofferenza che sopporti sono due buoni motivi per credere che anche lui te ne volesse e che nel momento del passaggio lui fosse con te, con la sua mente, che abbia chiuso gli occhi e sussurrato il tuo nome, sorridendo al tuo pensiero. Non aveva bisogno di cercare volti amati, gli bastava chiudere gli occhi e tu eri là, con lui.
La poesia racchiude questo: dolore e incertezza, rammarico inconsolabile perché non c'è modo di risolverlo.
Traspare dai versi, brevi e intensi, calcati al punto giusto sulle note dell'emotività, una sensazione di irrimediabilità, di fatalità estrema ma, tra le parole, si intravede una piccola scintilla di luce speranzosa, quel credere nella trasformazione della vita da corpo materiale a essenza eterea, da anima indistinta a polline vitale che ritorna ad essere sostanza materiale.
Parti, nella prima strofa, già con questa speranza di nuova vita e di trasformazione e poco importa che sia contrapposta con il tuo rammarico di non essere lì, nel cuor tuo sai già che egli non è più, è Passato ma tornerà o comunque lo rivedrai come nuovo polline trasportato nel vento.
Ottimo pezzo, complimenti e a rileggerti.

Ger ha detto...

Ha ragione refusi quando dice che in te ci vede talento. Non amo la parola "anima", ma "anima polline" è un'immagine notevole: fa pensare a quel volo in cui non credo, ma che tu descrivi bene senza cadere nel banale. La poesia mi piace tutta, a volte capita di cadere nel banale quando si raccontano delle cose così forti, ma tu non lo fai, rimani "sobria" e dimostri di avere grande stile. Le emozioni si percepiscono tutte: rimpianto, amarezza, tristezza. Il lettore come me si chiede perché tu non fossi lì e inizia a immaginare trovando mille contrattempi o incomprensioni.
E' una poesia che va al di là delle parole scritte, che mi fa pensare a padre e figlia oltre questo avvenimento, che mi fa cercare e immaginare le vostre vite per spiegare quanto accaduto.
Complimenti sira.

Queffe ha detto...

Lo trovo un misto di sentimenti intensi e belle immagini con qualche banalità (perdonami) che stona.

A pesca di ricordi
nell’oceano della mente,
qui, dove tutto cominciò.

La pesca nell'oceano dei ricordi è un'immagine che mi pare di una retorica un po' fine a sé stessa, un poco artefatta, se vogliamo.
Cioé: in effetti funziona e mi porta subito in un luogo che richiama i ricordi e dai ricordi è richiamato. Però non mi convince del tutto nella forma.

Il portone fatiscente
si fa schermo bianco
e la nostra vita
vi scorre sopra e accanto.

È un luogo della memoria, non importa se di fronte a noi nella realtà o solo evocato.
Bello quel "sopra e accanto" a confermare quanto le immagini reali si confondano con i ricordi, quanto il luogo sia catalizzatore ma anche risultato della magica reazione del ricordare.

Il calore della tua mano
sento avvolgere la mia,

Ritmicamente non azzeccatissimo ma utile per continuare a rappresentare la compenetrazione reciproca fra il ricordo e la realtà percepita, fra le sensazioni e l'emozione.

il suono della tua voce
musicare la via.

Altra parte che trovo banale, perdonami. È il termine "musicare" a non funzionare, per me. La rima, poi, non mi piace particolarmente.

Inizia il nostro film,
mettiti comodo,
angelo mio,

Si sciolgono le catene dei ricordi e ci lasci solo immaginare quale capolavoro sarà proiettato. Giusto. Anche qui il ritmo si inceppa un poco (forse è quel "mettiti", ma in realtà non saprei dire).

ti mostro quanto amore
non ho saputo dirti io.

Qui la rima funziona meglio. E l'immagine è davvero molto bella: tutto l'amore che non ho saputo dirti con le parole è in questi ricordi.

Una poesia di forte rimpianto, come ne ho già letta una da te.
Complessivamente mi piace e mi emoziona però - perdona la severità con la quale ho espresso il mio parere su alcuni passaggi - tanto è più grande l'emozione che provo leggendo, tanto più le cose non perfette mi colpiscono (e in effetti un poco mi disturbano).
Non so se questa composizione sia per te "definitiva" (e non posso né voglio discutere su questo perché rispetterei il tuo parere anche se mi dicessi : «Ti ringrazio ma per me è perfetta così»), io penso che abbia bisogno ancora di un po' di lavoro.
Lavoro di ricerca delle parole migliori nei punti che ti ho segnalato.
Se non sei una che scrive di getto ma che sa soffrire su ogni singola lettera di un componimento, ti dico che per me, in questa poesia sei su un'ottima strada e molto avanti nella tua (dolce) fatica.

A rileggerti.

Lover ha detto...

Trovo che sia una bella poesia, forse non esattamente limata ma bella.
Concordo con Queffe sulle "critiche" che ti ha mosso: anch'io rilevo alcuni punti che andrebbero rivisti ed aggiustati.
Non perché sia brutta ma proprio per il fatto che merita.
Con la ritmicità ci sei quasi, andrebbero rivisti alcuni termini che "stonano" un pochino.
Comunque, è un bel testo.

Alessandro ha detto...

Triste come un giorno senza sole, come una sera senza luna, come la vita senza amore.