Tra le pieghe della vita


                               

Rannicchiata 
tra le pieghe della vita

la sua ombra osservo
il suo eco ascolto
la sua essenza respiro.

E ogni giorno cerco
invano
di scivolarle tra le braccia. 




8 commenti:

Anonimo ha detto...

india 43
profonda,sei troppo brava marinella
il 05/01/2014 alle 11:32

Sir Morris
Intensamente pensata e trasmessa!
il 05/01/2014 alle 21:55

atena
Sentita sulla pelle! Brava,patty
il 06/01/2014 alle 08:49

edward ha detto...

Adoro, è proprio il tipo di poesia che amo. Versi brevi, interpretati da un'oscura visione che, al tempo stesso, incredibilmente, abbaglia nel suo lumino di ragione. Complimenti vivissimi, davvero

Ricky ha detto...

Io sono prolisso ed adoro chi fa un uso sapente della sintesi, quasi chirurgico.

I versi poi non forniscono spiegazioni, parlando direttamente all'animo del lettore.

Mi piace.

Sinoe da WD ha detto...

Sira bella... una lirica a tutto tondo che restituisce la luce e le ombre di ogni desiderio. Brava.

Anglares ha detto...

Immagini che fuggono.

Affogarsi sorseggiando illusioni. Arare, sfrecciare, bucare l'aria, volare, verso un luogo ideale in cui seminare le proprie miserie.

Ti stai specializzando nella creazione di luoghi poetici dove condurre l'animo di chi legge, ricordo ad esempio "l'avamposto".

È un gioco che apprezzo, perché accarezza l'immaginazione.

Qui c'è un velo di malinconia legato al pensare le proprie miserie. Anche se la potere taumaturgico dei versi ci distoglie dai pensieri portandoci in altri luoghi.

Il fatto di chiamare questa evasione illusione anziché ad esempio, sogno, fa permanere lungo il componimento quel velo malinconico.



Brava come sempre.

Alla prossima

Erik ha detto...

Amarezza. Malinconia. Il desiderio di librasi sino a scomparire. La consapevolezza della propria caducità.

Intensa. Soprattutto il verso finale.

Mi piace meno il riferimento ai campi arati. Un tratto bucolico che trovo leggermente discordante.

Applauso.

Mattia ha detto...

Ciao, la poesia è bella.

La metrica non è male ma non mi piace la tua decisione di aver spezzato la prima strofa al terzo verso ed aver iniziato la seconda strofa con la congiunzione. Non mi piace ma rispetto il tuo modo di scrivere.

La poesia la interpreto come una persona che sorseggia per l'ultima volta un qualcosa che la illude ma che nel frattempo la fa volare via, da cattivi pensieri, problemi, ecc...

Volare via e vedere le proprie miserie (quindi gli sbagli) e affiancarli a campi arati che per me rappresentano un qualcosa di spoglio, isolato.

Nel frattempo vedere treni (per me potrebbero rappresentare le persone), quindi persone che sfrecciano durante la loro vita.

Gli ultimi due versi si possono ricollegare ai primi, quindi bere l'ultimo sorso di illusione per poi affogare quello che resta nella realtà.
Non so se mi sono spiegato bene, scusa se non cito ma sono da cellulare.

A rileggerti :)

Sira Fonzi ha detto...

@Erick

Ciao Erick, mi affascinano i campi arati, come tutto ciò che ha a che fare con la creazione, ma capisco bene il tuo punto di vista.

Applauso.

@Mattia9751

Ciao Mattia, ti sei spiegato benissimo. Riallacciandomi a quanto detto a Erik, la mia idea di campo arato è opposta alla tua: per te è qualcosa di spoglio, per me, invece, ogni solco rappresenta un ventre.

Grazie del tuo tempo.