Le sue parole


Improvvise
scrosciano
e ti sommergono.
 
Ma non affondi
non più.
Ninfea candida!
 
A fior d’acqua
le palpebre serri
e concerti
di flauti celi


A Irina




E mentre ti perdi
nei labirinti della mente
ti sorprende la luce dell'alba
che timida filtra
nelle stanze vuote.

Quelle stanze
che un tempo non lontano
urlavano di vita.

Ora è silenzio intorno.
Un silenzio assordante
incessante, impietoso.

Solo un rumore
sopravvive ancora
un cuore di mamma
che batte e non s’arrende
e dilaniato
attende.





Il Paradiso







E tu mi dici
il paradiso!

Cosa mai potrà eguagliare
la febbre dei sogni
il poetare dei regni.

Cosa c'è di più divino
delle braccia del mattino
dello stupore di un bambino.

Tu mi guardi e mi sorridi
poi si illumina il tuo viso

e mi ripeti
il paradiso!



Innocenza venduta





Lenti scivolano
sulle gambe tue nude
i suoi occhi.
 
Laghi gemelli senza fondo:
dolce annegare.
 
Frenetiche danze
sui fianchi tuoi indolenti.
 
Rigonfie le tasche
di venduta innocenza.



Indelebile riflesso


La schiena curva,
in un eterno inchino,
scopre la nuca
scavata dal vento.
 
Gambe ossute fluttuano,
alle bretelle appese,
come panni stesi.
 
Pensieri scalzi frugano
tra spiccioli di sogni
e manciate di ricordi.
 
Negli occhi, indelebile,
il riflesso del confine
tra il mare e l’ignoto.

Al confine




Al confine
tra pensieri e parole
scorrono i versi
 
e quando, gonfi,
dagli argini
esondano
 
eteree distese
di calle in fiore
dipingono.

La danza del mondo






Pulviscolo di pensieri,
palude di sguardi,
sensi nei crepacci dell’anima.
 
Nell'aria, forte,
 l'odore del nulla.
 
E mentre il mondo
continua la sua danza,
inerte, attendo
che mi giunga qualche nota.

Sussulti fetali




Stalattiti di pianto
nella grotta che fu
degli anemoni il campo.

Lustri di polvere
su giochi desueti
ogni granello un passo in più
verso alienanti segreti.

Accogli il dolore
togli il bavaglio
delle lingue di lava
lapilli resteranno.

Un effluvio di vita
ti sorprenderà ancora
con un sussulto fetale
un anemone
un’aiuola.



Alzheimer



A grappoli strappi i ricordi
di chi ha finito il futuro
e nell’evanescenza dimora.

Saccheggi memorie
dispensi visioni
e ossute schiene
chini.

Avido sciacallo!

Quanto dolore per
quei baci obliati
quegli occhi depredati.

E sempre si veglia
anelando il rifiorire
di un effimero sorriso.




Refoli di fiato




Guardaci ora!

Anelare refoli di fiato
per pochi scampoli di eterno.

Fu un incesto di anime il nostro
una sola linfa di vita.

Fiume d’essenza
dalla foce smarrita.

Fallo ora
ma carezzami  prima di andare
carezzami amore
e poi punta dritto al mare.



Appresso a un sogno





Ci rivedremo li,
dove i colori sgorgano

dove il buio è crisalide
di giorni alati

e il tempo scrigno
di attimi eterni.

Ci rivedremo li
tra tappeti di lavanda
e muschio rosa

per correre ancora
a perdifiato
appresso a un sogno.


Migranti nella notte





Stelle binarie quegli occhi
nel cielo d’inchiostro
che col mare si fonde
e confonde.

Sospesi tra passato e futuro
col cuore in ombra
tra dubbi e paure,
a migliaia,
si abbandonano al sogno.

E come aironi migrano
tra le porte del mondo
con un leggiadro battito d'ali



Tela antica (A mia nonna)



I solchi sul volto,
la pelle di lavanda e luna.

Il grembiule sulla gonna lunga,
ampia e avvolgente come un abbraccio.

La scala di pietra, lastricata di sospiri;
il camino, sepolcro di notturni pensieri.

Ricordi che affiorano mentre la terra trema
e squarcia impietosa quell'antica tela.

E gli occhi miei, di macerie e lacrime,
attoniti a guardare.





Il fluire dei lustri





Il battito dei sensi si arrestò
e lentamente abbandonò la scena.

Divenne spettatore per un tempo
che le parve breve,
ma incessanti fluirono i lustri,
come fiume sotterraneo
al mare promesso.

Quel mare senza incanto
che mai navigò.



 



Il fardello




L'addio tuonò impietoso
e ad ogni passo lontano da noi
il cielo sgretolavi un po'.

Il fardello disseminavi nel sentiero
e tra gli aceri rossi svanivi leggero.





Attimi



Attimi ciechi
tra rivoli di luce
sospesi come ponti
su torrenti in piena.
 
Attimi donati
per un sorso di pace
tra un conato e
l'altro di vita.
 
Attimi, a migliaia,
dispersi tra le rughe dei sogni. 




Oltre






Ora che sei spalle al muro
centrifugato dagli eventi
la vita batte lenta
e il gelo del disincanto
intorpidisce i sensi.

Eppure oltre quel mare 
guardi ancora
con gli occhi di un airone




A Pino Daniele





Se vibrare non posso più
tra le tue braccia
voglio restare qui
tra queste mura
finestre spalancate sul mare.

Qui, oltre il silenzio acerbo
a guardare
vergini melodie e parole
volteggiare.

Qui, dove orfana di te
e del mio domani
posso ancora sognare.

La tua Chitarra






Il mio viaggio



Mi allontanai da me
senza clamore e alla vita
scelsi la fuga.

Mi annidai in anime confuse
mi persi occhi sconosciuti.

Mi ritrovai tra le maglie 
degli errori del passato,
nei labirinti
di specchi distorti.

Con cura ricomposi
 ogni parte di me
e ritornai.



Tra le rughe del tempo







Ci sono odori che vivono
tra le rughe del tempo.  

A volte tornano
ma quando arrivano
rimangono per poco 

giusto il tempo 
di fermare il mondo. 






Attraversami ora





Le sponde hai ormai eroso 
scorrendo in me incessante. 

Attraversami ora 
come fiume in piena
e inondami di te. 

Deboli sono gli argini. 






E parli, parli, parli...





E tu
parli, parli, parli...
pioggia battente
sui fiori del vento.

Se solo ascoltassi
degli anemoni il canto
e calda serra
divenisse il tuo abbraccio.

Ma tu
parli, parli, parli...




In punta d'animo






C'è un  tempo in cui
si è troppo giovani
per nutrirsi di ricordi
e troppo adulti
per vivere di soli sogni.

E' il tempo
in cui imprimere un segno 
del nostro passaggio, 
indelebile e unico, 
pur se percorso
 in punta d'animo. 




Assenti




Assenti,  in un presente orfano di passione,
teatro di una metamorfosi annunciata.

Spettatori increduli di un amore
 che ansimante, non arriverà a domani.

Eppure. allora, era per sempre.



Gocce di dignità




Se non ti fossi voltata
ti avrei ricordata per le mani
appassite tra i rifiuti,

per il cestino colmo
di avanzi del mercato,

per il paltò logoro
di un antica sartoria.

Ma ti voltasti

e annaspando
tra sabbie mobili di vergogna
accennasti un saluto.

E io non riuscii
a distogliere lo sguardo,

non riuscii
ad evitare che piangessi

le ultime gocce di dignità.



L'avamposto



C'è un posto
dove il frinire dei grilli
è il solo canto.

Dove il sole
rammenda i sorrisi
in cui si annida l’oblio

e la frusta del tempo
scolpisce solchi
che non feriscono.

Quell’avamposto
lo conoscono bene gli angeli.
Ci volano basso sopra
e aspettano.








Respiri




Ci sono respiri
che soffocano i sensi

quelli che fai 
quando il travaglio
lacera dentro
e pare non aver fine.

Quelli che fai
quando abortisce
un sogno.




Le mie miserie






Un altro giro, oste,
un altro giro di giostra!

Voglio volare più in alto
vedere le mie miserie 
confondersi con i campi arati

con i treni che bucano l’aria 
mentre fieri sfrecciano 
verso il sole

prima di affogare 
quel che resta di me.



Lungo i margini dei sensi






Ci separammo
ancor prima di unirci

non ci fu luogo
in cui non ripensammo
al frutto del peccato.

Non ci fu peccato
che facemmo mai
in nessun altro luogo.

 Noi, ai margini dei sensi,
solo in compagnia
delle nostre coscienze.






Figlio






Gli occhi di rugiada
brinano il parco adorno
e lo stupore amaro
impregna i glicini intorno.

Vola via il palloncino
e il sorriso tuo di neve,
svaniscono d'incanto
nel cielo d'iris e miele.

Mentre invento facce buffe
intenso un brivido scroscia,
un pensiero prepotente
si insinua e non mi lascia.

Chi mai vorrà
se non potessi un giorno io,
cancellar dal volto tuo
la delusione di un addio?




Profumo di libertà




Intrigante si insinua tra sbarre 
di ruggine e abbandono.

 Su pareti di fumo si arrampica lento
e mi lascio impregnare,

 come se
 quel giorno non fu mai, 
come se
 mai sporcai le mani mie
e mai lasciai vuote le tue.



La sindone del cuore




Lo disperdesti là

nel sepolcro del tempo, nel fango,
tra le pieghe di un pomeriggio stanco
mentre cercavi un senso
tra odori vergini di un corpo acerbo.

Lo ritrovasti impresso
sulla sindone del cuore,
l'ultimo giorno
 di una vita senza amore.

Ladro



E poi
arrivasti tu
a trafugare le mie paure. 

Ladro...
a soqquadro 
mettesti i sensi
e furtivo 
mi rubasti l’anima.





Eutanasia




Cosa ci fai tra le rovine
di quell'amore? 

Infranta è la teca
depredato l’incanto. 

Non indugiare
abbandona lo scempio. 

Tra le mine e le viole
traverserai campi arati
a nuova,
e tenue luce, seminati.




.

Tu, nonno



Asole slabbrate
i tuoi occhi,
di un opaco sordo 
che si fa specchio
quando di lei, 
acqua di fonte,
incontri lo sguardo.

E la desueta ninnananna
è melodioso canto
per lei
che nulla sa del tempo
dell’oblio 
dell’imperituro amore. 


Per sempre




Non durò che una sola primavera
eppure vide l’alba di ogni suo giorno.

E all’anima avvinghiato,
in una sera purpurea di mezza luna,
con lei tramontò.



Polline eterno




Quando dal mio giardino 
l’ultimo fiore coglierò,
fa che polline eterno,
verso il mio spazio infinito, 
il tuo gentil respiro 
sospinga. 



Ospizi





Penisole fantasma 
 di bramose attese
tracimanti, 
mete obliate
di turisti distratti. 

Languiscono là,
su qui lembi di vita,
 carcasse d'anime 
  divorate dai ricordi.

Là, dove anche il sole è celato
in un'eclissi d’eterno novilunio. 




Ritrovai l'estate




Al calar della bruma
rapisti l’anima mia, 
di note sparse
creasti sinfonia,
di parole mai dette 
poesia. 

E ritrovai l’estate
tra le pareti affrescate
per me lungo la via 



Il Poeta




Il poeta
non guarda, osserva,
non ode, ascolta,
non tocca, esplora.

Ad acquerello e lacrime
il mal di vivere dipinge,

e per la vita canta l’amore
tra i vicoli del mondo
dove non batte il sole. 










Verso il nido











 Un canto di morte
ingannò la preda
e la noia esplose
dall’arma lucente.

 Il piombo squarciò
il petto suo di neve e
su filari di granturco
gli occhi miei
 di piume e sangue
si chiusero sgomenti


Intreccio

                      


Nelle ore illuni della notte
leggiadro mi culla
il pensiero di te 
e mi cinge in un intreccio
che annoda stretto
il cuore all'anima.




L'addio







Poche parole, fredde,
ed implose l’addio.
Un boato risuonò
nella campagna silente
e brandelli di noi,
come cenere lavica piovvero,
sui campi rossi di papaveri in amore.



La valle dei colori




T’immagino assorto
rimirare la valle vestita d’aurora 
che seducente attende l’alba
per denudarsi ancora.

(Dedicata all'amico Pino Ruscitti)




Come i girasoli all'imbrunire




Ti presta il tempo la vita
ma quando vuole lo riprende.  

Solo a volte lo fa gentilmente 
e ti lascia lì, a giacere per un po'
come i girasoli all'imbrunire.



Il palco



Così,
 senza saluti
 né applausi alcuni,
il palco abbandonaste silenti.

E ad ogni replica da allora,
orfani di voi,
 noi moriamo un po'.




La Baia degli Angeli






Oscilla sinuoso il mare
nella Baia degli Angeli
mentre l’aurora
dipinge a pastello l’orizzonte.  

Annegata nei fondali 
è ormai la notte
e con lei le mie paure. 

Il sole si apre un varco
nel drappeggio di nuvole rosa
e crescere lo vedo lento
fino ad implodermi dentro. 

Risorto finalmente è il giorno
e sento già
diffondersi intorno
aria
di speranza nuova





Appartenersi




Sarà  il silenzio inviolato
o questo cielo tra le mani,
ma stanotte,
come nessuna notte,
sento appartenermi
il mondo
e io, 
incantata,
appartenere a lui.




Il Macigno



D'improvviso
come un macigno quegli anni
sulle tue minute spalle,
e prepotente
il ricordo di quei giorni
che timidi incantavi.